Parlando di argomenti di un certo livello
Dai, spiegami le tue idee: commenti ?
Sarebbe un po’ pulcioso e banale parlare del perché aprii questo blog (quasi) quattro anni fa e di quello che ci ho scritto blabla anche le cose belle hanno una fine quindi figurarsi quelle brutte (risate registrate) blabla siete stati dei buoni lettori eccetera. No. Innanzitutto, seriamente. Chi cazzo siete? Davvero, non me lo spiego. A parte quei due-tre che arrivano tutti i giorni cercando immagini di feti malformati, e l’altro paio di persone che so avere abbastanza tempo da perdere per controllare sette giorni su sette se ho scritto qualcosa di nuovo (+1 di visite, grazie. Vi avviso comunque che hanno inventato i feed e amenità simili); a parte questi, dico, le altre venti-trenta persone che capitano qui ogni santo giorno chi sono? Palesatevi. Non che ormai sia più di grossa importanza. Però boh, un po’ di bene ve ne voglio, dai. Così, oggi sono buono (nonèvero.) e incline alle facili emozioni.
Ho divagato e perso il filo di nuovo. Quattro cazzo di anni. Sapete (sì lo sapete, fate finta che sia un pensiero detto a voce alta), non è facile essere una persone che riesce a sentirsi (quasi) a suo agio solo con qualcuno che trova esilarante la battuta “se Cristo fosse stato masochista a quest’ora avremmo crocefissi con un’erezione” (io a 17 anni). Quattro anni, e diventi una persona che non si sentirà mai più a suo agio. Che pretende che tutti conoscano o almeno di far conoscere a tutti It’s Bad For Ya! o Kind of Blue, e che gli unici commenti disposto a ricevere sarebbero “meraviglia” o almeno “ti amo”. Ecco, internet ti rende una persona peggio. Indubbiamente ha accresciuto certe mie conoscenze, mi ha permesso vari approfondimenti (politici, sociali, umani, musicali, artistici in generale, di tutti i tipi) e mi ha insegnato a essere un cazzo di talebano sulle mie idee e a odiare tutti quelli che non le capiscono e condividono integralmente. No dai, non così brutalmente, però ecco, diventi una persona peggio quando preferisci Bill Hicks alle persone reali di tutti i giorni. Va bene, ammetto che effettivamente a certe persone è preferibile anche un cane idrofobo che ti morde i glutei; in quel caso essere persone peggio probabilmente non è poi così male. Lo è di certo se magari dagli altri puoi apprendere qualcosa di importante e interessante e prezioso. Quindi in fondo ok, anche se non conoscete Michael Stipe o Woody Allen non è grave. Davvero, siete perdonati. Ve li sottoporrò io con la forza, fidatevi. Seriamente. Voi condividete con me quello che io non conosco, me ne vergogno molto se per voi sono importanti e io non so di cosa stiate parlando. D’altronde se hanno segnato voi potrebbero aver segnato me quindi sparate tutte le vostre cartucce. Ecco, si impara anche un po’ di umiltà in (quasi) quattro anni. Non umiltà nei confronti dei lettori de Il Riformista, magari, ma per le cose e le persone che contano sì.
Tsk, che poi non volevo arrivare a parlare neanche di tutto questo, in quel post che avevo in progetto, ma visto che sono saltati tutti gli schemi – facendo piangere Arrigo Sacchi – tanto vale andare a ruota libera. Sperando che non diventi un post sugli ultimi quindici giorni. Perché se preferite potrei chiedermi se la razionalità è effettivamente tale, dal momento che non possiamo prendere in considerazione tutte le eventualità accessorie di un momento, impedendoci di prendere decisioni realmente ponderate sulla relatività dei fatti. Perché poi capita che uno si spacchi la testa su ste cose (qualcuno mi ascolta pure, ogni tanto; grazie), e tutto quello che gli resta è comunque “So What”.
Non che sia colpa del blog, dicevo. Perché in fondo è del blog che si parla, oggi. Ché se non lo avete ancora capito, questa è l’ultima volta che ci scriverò. Perché quattro anni sono davvero tanti, e quindi è meglio fermarsi prima, prima che diventi troppo. Fermiamo questa cosa, in caso facciamone partire un’altra. Oppure perdi il senso della strada, vai sempre dritto, e alla fine muori. Chissà cosa accadrà fra (quasi) quattro anni. Diamoci appuntamento al 23 ottobre 2013. Non qui, ovviamente, diamoci un appuntamento ipotetico, e chissà. Qui si può fare anche basta. Non che uno stupido blog in sé cambi la vita delle persone o possa incidere davvero e fare la differenza (in ogni caso senza questo blog non esisterebbe Quel Video – pensa che roba). Sul blog al massimo avrete potuto seguire l’evoluzione di una macchietta qualunque che diventava Pagliacci, il clown in città. La conoscete la storia di Pagliacci? Per i profani (attenti, potrei non sentirmi a mio agio con voi): c’è un tizio che si sente triste, solo, depresso. Minacciato dalla vita stessa. Va dal dottore e gli racconta i suoi problemi, e questi gli risponde: “In città c’è il clown Pagliacci, vada a vederlo: è divertentissimo. La tirerà su di morale!”. E il tizio scoppia a piangere e risponde: “Ma dottore, Pagliacci sono io”. Hah, bella storia. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.
